Era una mattina piovosa a Milano e Marta scese dal tram con l'ombrello già aperto.
Aveva un colloquio per una piccola agenzia digitale, e il cuore le batteva forte.
Arrivò con dieci minuti di anticipo, salutò la receptionist e si sistemò la giacca per fare bella figura.
Mentre aspettava, ripassò nella testa i progetti fatti all'università e il tirocinio dell'anno scorso.
Quando la chiamarono, entrò nella sala riunioni, strinse la mano al responsabile e fece un respiro profondo.
Le chiesero di raccontare un problema che aveva risolto, e spiegò come, durante il tirocinio, aveva riorganizzato il calendario del team per consegnare in tempo.
Il responsabile annuì, poi mise alla prova la sua creatività con un esercizio, e Marta, un po' tesa, propose un'idea semplice ma chiara.
A un certo punto cadde una penna dal tavolo, tutti risero, e l'aria si fece più leggera.
Alla domanda sui suoi difetti rispose senza girarci intorno, dicendo che a volte vuole fare tutto da sola, ma che ha imparato a chiedere aiuto.
Quando il colloquio finì, uscì con la sensazione di aver dato il meglio, anche se non era perfetto.
Nel pomeriggio arrivò una mail: l'agenzia voleva incontrarla di nuovo per un progetto pilota, e lei sorrise sotto la pioggia che non accennava a smettere.