Pioveva fitto da stamattina, e il cielo sembrava non finire mai.
Avevo promesso al nonno di andare al mercato, ma appena ho aperto le persiane abbiamo capito che oggi si restava in casa.
Abbiamo messo su la moka, e l’aroma del caffè ha scaldato la cucina più del termosifone.
Fuori i passanti correvano con gli ombrelli storti, mentre noi preparavamo una torta di mele con quel che c’era in dispensa.
Ogni tanto la pioggia picchiava contro le finestre come un tamburo, e il gatto, che di solito fa il re del balcone, si è raggomitolato vicino al forno.
Per ingannare il tempo abbiamo tirato fuori le carte e il nonno, che non perde un colpo, mi ha insegnato un paio di mosse a scopa.
Quando la luce ha iniziato a tremare, abbiamo acceso una candela e ci siamo messi ad ascoltare il temporale, che sembrava una storia raccontata a voce bassa.
Intanto dal cortile arrivava l’odore di sugo: la vicina stava preparando il ragù della domenica, e ci è venuta fame.
Ho buttato la pasta in pentola e, mentre aspettavamo che cuocesse, il nonno mi ha parlato di quando, da ragazzo, vendeva giornali sotto la pioggia.
Alla fine la pioggia si è fatta più leggera, ma non siamo usciti: abbiamo mangiato davanti a un vecchio film in bianco e nero, con il sottofondo della grondaia che cantava.
Non è stata la giornata che avevamo previsto, però, chiusi in casa, ci siamo sentiti al riparo dal mondo.